martedì 28 febbraio 2012

Società e manager

Le società per aumentare il margine di guadagno in bilancio vanno sempre ad agire sui costi del personale, parlando di abbattimento dei costi e di ottimizzazione del personale, ed arrivando talvolta invece allo sfruttamento. Ma perché non si abbattono da subito i mega stipendi dei mega dirigenti? Le mega buone uscite loro e degli amministratori delegati? Questi ultimi pur quando fanno (ossia sempre) un pessimo lavoro, perché perseguono la mentalità vorace ed immediata della economia contemporanea, si prendono milioni di euro di liquidazione, per poi andare a depositare la loro persona in un’altra azienda! E gli stratosferici premi di produzione? Anzi, questi potrebbero anche ben rimanere, ma tutto il resto andrebbe rivisto. E questi sono altri punti da trattare nella futura riforma del lavoro, non sempre e solo l’articolo 18. Basta! Anche i dirigenti e l’amministratore delegato rientrano nel personale e costituiscono costi del personale. Dovrebbero dare il buon esempio ed iniziare da se stessi se tengono così tanto al margine di bilancio. Macché! Altro che i politici! .Ed anche il fatto e la consuetudine che molti incarichi di prestigio nelle grandi società sono in realtà solo cariche politiche dovrebbe finire. Vogliamo persone competenti, non solo in politica, ma anche in chi gestisce i posti di potere economico. Troppa connivenza tra politica ed economia.
Angela Pensword 28/02/2012

venerdì 24 febbraio 2012

Società: Riflessioni 24/02/2012

La nostra società di oggi è dispersiva, veloce e non comunicativa. I genitori corrono tra il lavoro ed i problemi pratici, e troppo spesso i figli vengono lasciati a se stessi, per strada dove, causa anche una mancanza di educazione ed un tessuto sociale degradato interno ed esterno alla famiglia, iniziano a formare bande e ad esprimere il peggio di se.

Per migliorare la società bisogna migliorare la comunicazione di input positivi.

Per migliorare la società bisogna migliorare la comunicazione di input positivi. Un po’ come capita nella pubblicità. Al riguardo si è fatto qualcosa negli ultimi anni. Basta pensare alla campagna sul fumo. Ora sui pacchetti di sigarette appaiono scritte come “nuoce gravemente alla salute” oppure “il fumo uccide”. Si è liberi di scegliere, ma almeno si è avvisati. Sempre in riferimento al fumo un tempo la sigaretta era uno status simbol, un mezzo per esprimere la propria indipendenza e ribellione agli schemi, ed anche nei film era molto presente. Quella era una pubblicità indotta occulta al fumo. Fortunatamente ora le cose sono cambiate, in televisione il fumo è molto meno presente, ed è stato limitato e relegato al posto che serve. Grazie anche alle nuove regole che pensano al benessere dei non fumatori e che vietano di fumare in luoghi chiusi ed in ambienti di lavoro, e che prevedono in alcuni casi la distinzione in “aree fumatori” ed in “aree non fumatori”. Tali regole insegnano anche da un punto di vista sociale il rispetto verso il prossimo. Il concetto è questo: tu puoi pure fumare, ma non puoi obbligare qualcun altro a fumare il tuo fumo passivo. Da quando c’è stata una regolamentazione del fumo cartelli “vietato fumare” ci sono molti meno fumatori, e più salute in giro. Una società senza regole porta all’anarchia, dove prevale il prepotente sul giusto. Il Ministero ha fatto diversa pubblicità di avvertimento anche su altre tematiche di salute e di costume sociale, attraverso Pubblicità Progresso. Sono iniziative ottime. Andrebbero ripetute periodicamente e ne andrebbero fatte ancora di nuove. Si può fare lo stesso anche per pubblicizzare comportamenti sociali migliori. Ad esempio si può fare una pubblicità dove vi è un ragazzo che aiuta una vecchina ad attraversare la strada, si può insegnare il rispetto per gli anziani, si può insegnare l’amore per gli animali, e così per tante altre cose. La pubblicità non dovrebbe diffondere solo prodotti economici ma anche valori. La pubblicità non è solo denaro, è anche educazione. Ed uno Stato deve pensare anche alla educazione comportamentale perché ha una ripercussione a livello di benessere comportamentale sociale.
24/02/2012 Angela Pensword

mercoledì 22 febbraio 2012

Riforma del Lavoro ed art. 18. E gli altri cardini di Riforma?

Si continua a parlare di articolo 18. Solo ed esclusivamente di art. 18. Come se tutta la Riforma del Lavoro fosse riferita solo all’art. 18. È certamente un argomento importante, talmente importante che non andrebbe infatti nemmeno messo in discussione. Mi piacerebbe sentire dal Governo, dalle parti sociali e dalla Confindustria quali sono gli altri argomenti inerenti alla prossima Riforma del Lavoro ed avere approfondimenti, dibattiti e discussioni su di essi. Solo su di essi. Perché non approfondire anche gli eventuali atri punti ipotizzati? Oppure effettivamente … non c’è altro?
22/02/2012

Monti e l’imu sugli immobili ecclesiastici: rischio rallentamento

Da cosa deriva il possibile rallentamento riguardo l’applicazione della imposta imu anche sui beni immobili commerciali e sulle frazioni commerciali degli immobili della Chiesa? Un maggior approfondimento sulla materia? Pressioni ecclesiastiche? Staremo a vedere. Tale allargamento di imposta è una iniziativa troppo equa e giusta ed importante per non dare probabilmente fastidio a qualche alto interesse.
22/02/2012

domenica 19 febbraio 2012

Monti e l'emendamento: imu anche sugli immobili ecclesiastici

È imminente un emendamento del Governo Monti per allargare il pagamento dell’ici, ora imu, sugli immobili ecclesiastici presenti nel nostro territorio, sia per quelli adibiti ad esclusivo uso commerciale, sia per quelli misti per la sola frazione adibita ad uso commerciale. Ciò porrà fine ad una anomalia del nostro sistema italiano segnalata anche a livello europeo. La proposta dell’emendamento Monti è una conquista della laicità dello Stato su di un privilegio del Vaticano presente nella nostra società. Non si tratta di una vittoria perché fortunatamente non si è in guerra con il Vaticano ma di un maggiore equilibrio fiscale ed economico all’interno della nostra società e quindi di una maggiore giustizia. Del resto quale momento migliore per mettere mano ad una situazioni anomala e fiscalmente sbagliata se non questo momento di crisi economica così forte? Il raggiungimento di tale obiettivo riporta ad una considerazione già precedentemente esposta sulla diversità tra un governo tecnico ed un governo politico. Solo un Governo tecnico è riuscito a proporre ed a portare avanti tale iniziativa proprio perché svincolato da lacci di consenso elettorale. Dei tecnici messi apposta per risolvere una situazione generale di difficile gestione nazionale hanno la responsabilità delle loro azioni e l’autonomia da fette di mercato di elettorato. Non sono soggetti per motivi di rielezione a non potere scontentare una parte del loro elettorato. Questo fa riflettere su quanto la politica, oltre che la classe politica stessa, sia vincolata, oltre che da faziosi interessi di partito e personali, anche da condizionamenti elettorali e prostituzioni politiche. Questo vale per ogni fascia di elettorato e per ogni fascia di partito politico. È la solita visione di insieme che manca in politica. Tornando al caso specifico del futuro contributo fiscale allo Stato da parte della Chiesa bisogna dare merito a Monti di essere riuscito dove nessuno si era cimentato, ed al Vaticano di avere dimostrato la consapevolezza della situazione di difficoltà economica e della anomalia del sistema e di non avere fatto storie al riguardo dimostrando la maturità che una istituzione come la Chiesa dovrebbe avere. La conquista di tale riequilibrio fiscale e sociale rappresenta un importante passo in avanti nella giustizia fiscale e sociale, questo senza togliere nulla alla importanza delle azioni svolte dal Vaticano e della presenza della Chiesa all’interno della società.

mercoledì 15 febbraio 2012

L’evoluzione dell’uomo politico

Forse il Parlamento italiano sta imparando a dialogare tra le parti. Sarebbe un miracolo ed una evoluzione della specie “homo politicus”. L’idea che le parti politiche si devono sempre e per forza contrapporre non regge più, non può più esistere. È una mentalità che si deve estinguere. Il muro contro muro è un modo operandi distruttivo e per questo fa il male di un Paese. Essere diversi non vuole dire essere nemici. Ed andare d’accordo non vuole dire essere remissivi. Bisogna esprimere la propria diversità e le proprie idee. E proprio il rispetto e la voglia di ascoltare obiettivamente le idee degli altri porta ad un dialogo costruttivo. Questo non vuole dire essere necessariamente d’accordo, ma vuole dire dialogare. Dialogare, dal termine greco “dia” due e “logos” parole, vuole dire esprimere le proprie opinioni ed ascoltare quelle degli altri, reciprocamente. Questa è anche democrazia. La prepotenza non rientra nella democrazia. Il rispetto rientra nella democrazia. Fare politica in modo troppo fazioso è fare della cattiva politica. Fare solo gli interessi di parte senza un dialogo costruttivo è fare della cattiva politica. Questo perché evita di avere una visione di insieme ma uno scontro di insiemi. Dialogo e Democrazia. Strano … che dei concetti così antichi … inapplicati … rappresentino il buon obiettivo futuro.

lunedì 13 febbraio 2012

Ad ATENE ore da guerra civile. RAFFRONTO CON L’ITALIA 12/02/2012

Grecia:
Ad Atene la temperatura della crisi e del malcontento popolare è sempre più alta. La popolazione è insoddisfatta della gestione della crisi da parte del Governo e dei sacrifici richiesti dall’Europa per ricevere in cambio aiuto ed evitare il default. Nella giornata del 12/02/2012 si sono verificati scontri violenti. Sono andati a fuoco dei negozi, una banca, dei cinema. I manifestanti hanno lanciato bombe incendiarie addosso agli agenti di polizia. La manifestazione ha degenerato e la guerriglia si è diffusa anche in altre vie della capitale. Entro la giornata del 12/02/2012 il Parlamento greco dovrà varare le nuove pesanti misure di austerità se vuole ricevere in aiuto i 130 Miliardi di euro dalla Ue e dal Fmi ed evitare il default.
Italia:
Fa rabbrividire pensare che se non fosse urgentemente sopraggiunto il Governo tecnico Monti saremmo anche noi ora in Italia come la Grecia. Se fosse rimasto il Governo Berlusconi sarebbe continuato lo scontro tra i partiti ed il non dialogo, quindi la incapacità di mettere insieme le idee per il bene del Paese e l’impossibilità di governare la barca Italia e di potere prendere per tempo in modo coordinato le decisioni che ci hanno permesso di non affondare. L’Italia prima non era governabile e per questo non dava alcuna affidabilità. Quindi dobbiamo essere grati al Governo Monti di esistere, e grati al Parlamento che lo appoggia. Il Parlamento italiano sta dimostrando una certa maturità nel sostenere questo governo. Non si tratta di un sostegno passivo, mai richiesto né da Monti né dai tecnici designati, ma di un sostegno costruttivo, con suggerimenti ed idee.
12/02/2012

venerdì 10 febbraio 2012

Employment ed employability:occupazione e possibilità occupazionale


Due domande al Governo:
Se si va nella direzione giusta di employability e non di employment, ossia se si va nella direzione di volere e dovere creare le condizioni per poter trovare facilmente un impiego più che rimanere ancorati ad un concetto classico e statico di occupazione, quindi valorizzare la possibilità occupazionale rispetto al lavoro trovato, e questo vuole dire spingere sulla crescita del Paese: come pensate di creare questa employability? E non pensate che un eventuale alleggerimento dell’articolo 18 debba essere successivo al raggiungimento di questa employability e non precedente?
Angela Pensword 10/02/2012

l’art.18 non si tocca!

L’art. 18 è una conquista di civiltà, una tutela del lavoratore ed una garanzia di qualità di vita lavorativa. Senza tale tutela il lavoratore sarebbe, come ho già detto in altri articoli, estremamente ricattabile, e questo porterebbe ad avere oltre ad un danno umano anche un danno sociale. È giusto non dovere essere licenziati senza una propria colpa, senza avere rubato, senza avere avuto comportamenti impropri, o senza svolgere in modo adeguato un lavoro adeguato, ma solo se si è antipatici al capo, se si aspetta un figlio, se si vuole fare solo il proprio orario di lavoro e poco straordinario, ed altro ancora. È una forma di civiltà e di rispetto umano oltre che del lavoratore che non dovrebbe essere messa mai in discussione. Precisamente l’art. 18 prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa. Prevede anche l’indennizzo per i mesi che si è stati tenuti lontano dal lavoro. Alcune ipotesi di modifica riguardano la sostituzione di obbligo di reintegro da parte dell’azienda con un indennizzo più cospicuo o con degli ammortizzatori sociali. Ma l’indennizzo per un immotivato licenziamento chi lo pagherà l’azienda o noi collettività con altre tasse? Gli ammortizzatori sociali sarebbe giusto che ci fossero, strutturati come in altri Paesi europei, e sarebbero ancora più possibili in un Paese dove non passano molti mesi per trovare un nuovo impiego. Dovrebbe però essere un giudizio del licenziato per ingiusta causa scegliere tra l’indennizzo ed il reintegro. L’unica possibilità di rendere meno rigido e fisso il posto di lavoro è quella di dare da subito gli stessi uguali diritti e garanzie che sono state acquisite con anni di conquista dai lavoratori ai ragazzi nuovi assunti, e di fare sì che i ragazzi a tempo determinato costino di più di quelli a tempo indeterminato alle aziende, in modo da favorire le assunzioni a tempo indeterminato. Il fulcro della Riforma del Lavoro non può e non dovrebbe essere l’art. 18 ma l’eliminazione del dualismo di diritti tra lavoratori fissi e lavoratori mobili, ed il creare le condizioni di crescita e di possibilità di trovare un lavoro (employability). E non è agevolando i licenziamenti che si creano posti di lavoro, ma riorganizzando degli squilibri che si sono creati. Voglio ricordare, come ho detto in altri post, che i fattori che fanno stagnare crescita e lavoro in Italia sono principalmente altri, e prima è su di essi che bisogna agire. Essi solo l’insolvenza dello Stato dei propri debiti, la burocrazia, la criminalità, le tasse, i costi di produzione, i costi energetici, i costi del carburante, i costi della politica, gli sprechi di denaro pubblico che non finisce in ricerca ed investimento, la concorrenza spietata da Paesi esteri, ed anche una mancata forma di protezionismo da mercati non italiani. Nella prossima Riforma del Lavoro il Governo si sta già muovendo verso una riduzione del dualismo tra lavoratori fissi e mobili e verso la semplificazione dei contratti atipici in un contratto unico. Nella manovra Cresci Italia il Governo ha varato una buona legge che favorisce l’iniziativa dei giovani i quali possono costituire una società con il capitale sociale di 1 euro e con altre agevolazioni. L’art. 18 è quindi e rimane solo al margine della Riforma del Lavoro, talmente al margine che non c’è la necessità di modificarlo, e che non avrebbe senso modificare senza prima avere sistemato e risolto i primari fattori di stagnazione della crescita italiana, che non sono certo l’art. 18.

Art. 18: ulteriori considerazioni

L’art. 18 nasce il 20 maggio 1970 con la Legge 300, denominata Statuto dei Lavoratori. Precisamente l’art. 18 prevede il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento per ingiusta causa. L’art.18 non va né eliminato e né modificato. Nella sua essenza esso tutela il lavoratore da un licenziamento senza giusta causa. Quindi è un buon motivo non solo per non toglierlo dove può essere applicato, ma anche per estenderlo nelle realtà lavorative che non lo prevedono (aziende con meno di 15 dipendenti).


Il freddo danneggia anche gli animali

Il freddo intenso sta mettendo in grave difficoltà anche gli animali che non hanno la fortuna di avere una casa calda che li accoglie, e gli animali selvatici. Si vedono alla televisione immagini di cervi ed altri animali che in questi giorni hanno preso l’abitudine di scendere a valle e di avvicinarsi ai paesi nelle zone dove la neve ha coperto tutto ciò che loro potevano mangiare. Mi auguro, come credo, che molte persone abbiano la voglia e la possibilità di pensare anche ai loro compagni di sventura. Probabilmente la Guardia Forestale si sarà attivata per lanciare con gli elicotteri delle balle di fieno anche agli animali selvatici. In caso contrario dovrebbe attivarsi. Nel nostro piccolo, nelle città dove siamo un pò più fortunati, possiamo mettere un po’ di pane in balcone, e fornire delle stoffe calde ai gatti randagi, ed ai canili. Pare che il prossimo fine settimana farà freddissimo.

lunedì 6 febbraio 2012

ART.18 ELIMINARLO O MODIFICARLO?

L’art.18 continua ad essere al centro della discussione all’interno della Riforma del lavoro. La risposta alla prima ipotesi (eliminarlo) è ovvia: non se ne parla proprio! Per la seconda ipotesi forse se ne potrebbe discutere. Bisogna vedere in che termini. Il Governo non è molto chiaro in questo. La chiarezza tra le parti sociali, il Governo e la Confindustria è fondamentale in una discussione per trovare un punto di incontro. Da un lato può essere vero che vi è una realtà troppo vincolante per le aziende nel licenziare. Dall’altro vi sono i sindacati che giustamente non vogliono eliminare tutele basilari per i lavoratori. Prendiamo quindi in considerazione il “troppo” ma salvaguardiamo dei vincoli inalienabili di diritto del lavoratore sia come qualità di vita lavorativa che come diritto a non essere licenziati per libero arbitrio delle aziende. Le tutele per i lavoratori sono espressione di civiltà evoluta e sono alla base di una buona qualità di vita lavorativa, come orario e condizioni. Dare alle aziende un potere assoluto nel licenziare i lavoratori costituisce un ricatto per i lavoratori ed è un boomerang sociale ed economico negativo. Di certo il Governo non vuole rendere i lavoratori ricattabili, cosa che accadrebbe con l’eliminazione dell’art.18, quindi si presume che lo voglia modificare. Ma in che modo? La concertazione tra le parti serve proprio a questo. Bisogna evitare che un’azienda possa direttamente o psicologicamente indurre il proprio dipendente a effettuare spesso straordinario o ad avere comportamenti dannosi socialmente od alla propria salute per mantenersi il posto di lavoro. Questo è quello che capitava con gli interinali. Quando un’azienda può fare lavorare una persona sfruttandola come se fossero due si toglie un posto di lavoro e si hanno effetti economicamente negativi a livello nazionale. La tutela dei propri diritti evita (in parte) questa procedura sbagliata. Si potrebbe anche dare alle aziende una maggiore facilità di licenziare riferita solo a determinate condizioni ma ci dovrebbero poi essere dei controlli per evitare un abuso di tale potere, ossia che le difficoltà economiche non siano una facciata per mascherare una riduzione di personale vecchio per assumerne nuovo con meno garanzie. È per questo che è anche importante che non ci siano diversità di garanzie e tipologie contrattuali. Bisogna ricordare che i fattori che non invogliano le aziende straniere e quelle italiane piccole e grandi ad insediarsi nel nostro territorio sono anche altri e non solo i presunti vincoli lavorativi. C’è prima di tutto l’insolvenza dello Stato quando esso è debitore, la burocrazia esagerata, tasse, presenza della criminalità abbastanza diffusa (pizzo), costi di trasporto, costi del personale, costi energetici, lentezza nelle cause in caso di controversie, ed un pizzico di caos nelle istituzioni. Sono questi gli altri fattori sui quali bisogna agire. Riguardo il menzionato art.18 è importante che ci sia un sincero confronto tra il Governo, i sindacati e la Confindustria che salvaguardi il lavoratore e di conseguenza anche il benessere economico della Nazione.
06/02/2012    A A Pensword

venerdì 3 febbraio 2012

Ipotesi di struttura politica parlamentare futura

Il Governo Monti ha fatto in pochissimo tempo delle cose che un Governo politico non avrebbe mai avuto la possibilità di fare, a causa dell’insorgere di sicuri conflitti tra le parti. Questa considerazione apre la porta a delle domande. Ma allora la struttura politica parlamentare così come era organizzata non era funzionale?
In teoria qualunque struttura quando è gestita bene funziona bene. Questo vuole dire che fino allo scorso governo politico il potere politico parlamentare è stato collettivamente gestito male, e può volere dire anche che ci sono delle strutturazioni politiche che possono favorire delle criticità. Quindi analizziamo ciò che è cambiato. Con l’arrivo del Governo tecnico prima di tutto è calato il tono di astio politico. Una preoccupazione diffusa infatti è che dopo delle nuove elezioni si ricomincerà con il teatrino delle marionette e con i litigi tra le parti. Ora i partiti stanno facendo buon viso a cattivo gioco, e stanno imparando un nuovo modo di interagire, riacquistando gradualmente credibilità. Con il Governo tecnico i partiti sono più svincolati dal loro elettorato. Questo non vuole dire che i partiti non debbano tutelare il proprio elettorato e non perseguire i propri ideali, ma vuole dire che la impossibilità della politica di prendere decisioni o atteggiamenti per non contrariare il proprio elettorato è in parte un limite della politica stessa. Personalmente abolirei anche le alleanze. La ricerca del potere e della maggioranza porta ad avere dei comportamenti politicamente scorretti, e genera il muro contro muro. Se il bipolarismo fosse gestito bene e

giovedì 2 febbraio 2012

VERSO LA RIFORMA DEL LAVORO

In effetti l’affermazione di Monti: “che monotonia il posto fisso per tutta la vita” suona stonata in una società nella quale “il posto fisso” è geneticamente insediato nella mentalità, per cultura generazionale (tranne la recente generazione), e dove a causa della crisi e di altri fattori ora per i ragazzi è un miraggio trovare un lavoro, considerando inoltre che chi oggi ha un lavoro non ha la certezza di continuare ad averlo dato che molte aziende chiudono o si trasferiscono all’estero. Analizzando le motivazioni di tali trasferimenti e fallimenti si vede che il costo del lavoro è solo una piccola parte, gli altri fattori sono i costi energetici, di trasporto, di utenza, la lentezza della giustizia, la burocrazia, la insicurezza, la criminalità, le tasse, la situazione italiana in genere, e non in ultimo le istituzioni che non pagano alla scadenza i loro debiti. È importante agire simultaneamente su questi altri fattori per ricreare l’habitat giusto alle aziende in via di estinzione.

IL PROBLEMA E' LA POLITICA

C’è un gran parlare sui comportamenti non proprio regolari di alcuni personaggi politici (abuso del potere a proprio vantaggio) e di prassi consolidate tanto da essere normali (appalti e cda ed altro) e sui costi della politica in genere, dai parlamentari alle regioni. Il fatto è che questa crisi italiana ed europea ci ha posto molte domande sui problemi ed ha messo sotto la lente di ingrandimento situazioni sulle quali prima forse passavamo sopra, perché, tutto sommato, si galleggiava (ed anche i politici pensavano solo a galleggiare), mentre ora non riuscendo noi ad arrivare a fine mese pretendiamo spiegazioni da chi ce ne deve dare. Bisogna anche dire che prima del governo tecnico il potere politico era più forte, i partiti si spartivano tutto, territorio, elettori, cda, e quindi avevano anche più potere di nascondere le cose, o di tirarle fuori quando si voleva, al momento giusto per screditare un avversario politico. In pochi mesi non è cambiato molto, ma alcuni scenari sono visibili. Prima di tutto bisogna rispondere al perché si è arrivati ad un governo tecnico di emergenza. La colpa non è certo del Governo tecnico, ma del governo precedente e dei governi precedenti, dell’incapacità della politica di risolvere la crisi, e del clima esasperato di astio politico che si era creato. Se si capiscono questi fattori si capisce anche dove ha sbagliato la politica. Nella non programmazione del benessere sociale a lunga scadenza di un Paese, e nel dialogo impostato con astio (quindi nel non dialogo costruttivo) dove le parti ed i politici sono tanti cani feroci. La diversità tra i partiti è giusta e fondamentale in democrazia. Ma essere diversi non vuole dire necessariamente essere avversari. Si può benissimo collaborare, purché alla base ci sia sempre il rispetto (utopia politica pura).