Lo spread nella giornata di ieri 24 07 12 ha raggiunto i 537 punti tornando ai livelli del passaggio dal governo Berlusconi al governo tecnico Monti. Tale ritorno al passato non dipende dalla attuale gestione italiana del governo tecnico quanto dalla situazione europea in generale e dai continui declassamenti da parte dell’agenzia Moody’s che, anche se con ragione e nello svolgimento del proprio lavoro, colpisce man mano aspetti di ripresa o di soluzione attraverso i quali l’Europa sta cercando di ritirarsi su. Nella giornata 23 07 2012 l’agenzia di rating Moody’s ha giudicato da stabile a negativo l’andamento economico della Germania come prospettiva futura, e nel corso della notte scorsa Moody’s ha colpito anche il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (FESF). Sono giorni molto delicati nei quali il malato Europa potrebbe non superare la crisi I mercati esprimono in negativo il disagio di questi giorni e gli speculatori, come anche gli scommettitori, proseguono con il vento in poppa. Solo la Bce potrebbe essere la soluzione per l’estremo salvataggio dell’euro e dell’Europa. Si sa che nel caso di una situazione critica la tempestività è tutto, e come nel caso di un massaggio cardiaco e di una maschera di ossigeno, chi a livello europeo può essere fondamentale al salvataggio deve essere tempestivo. Ma superata questa ennesima crisi nella crisi, l’Europa dovrà seriamente fare le modifiche necessarie a dare alla sua esistenza un’impalcatura solida. Superare la crisi di questi giorni e non fare niente successivamente e velocemente a livello europeo vorrebbe solo dire aspettare la prossima crisi. È come se vi fosse la volontà di tenere in agonia l’Europa, come uno di quei poveri animali da laboratorio sfruttati per farvi sopra gli esperimenti e tenuti in vita finché servono. In questi giorni c’è solo da sperare che chi può attuare velocemente l’estremo salvataggio non decida di darci l’estrema unzione.
Sito di analisi sociale politica ed economica con proposte e spunti di discussione (Presente anche su Facebook)
mercoledì 25 luglio 2012
MOODY’S CRISI EUROPEA SPREAD ALLE STELLE E CONTAGIO
venerdì 20 luglio 2012
RIFLESSIONI SULL’EUROPA
L’Europa è un’entità politica ed economica molto importante, soprattutto in questo periodo storico, e deve essere un punto di forza per l’Europa stessa e per i Paesi che la compongono. Ma da cosa deriva l’eventuale debolezza? Dai singoli Stati? Da alcune regole europee? Da speculazioni bancarie e finanziarie internazionali? Dal resto del Mondo? Od in percentuali diverse da tutte queste cause? Evolversi vuole dire considerare cose che prima non si consideravano, od interpretare in modo corretto intuizioni fraintese, vedere cose che prima non si vedevano o che non si volevano vedere, o che semplicemente non erano presenti. Del resto la realtà cambia nel tempo, e l’evoluzione segue la realtà.
L’Europa è migliorabile. Come ogni prima versione di un nuovo modello di automobile è soggetto a successive versioni migliorative, così anche l’Europa e le sue regole, come sta iniziando ad accadere nel campo antispeculativo con lo scudo anti-spread. L’unico modo per migliorare è l’autocritica (vale per l’essere umano come per l’Europa) quindi rendersi conto dei propri errori e limiti, e di modificare comportamenti ed impostazioni dove necessario.
Europa: riflessioni 20 07 2012
Europa: riflessioni 20 07 2012
Se l’Europa non riesce a superare ed arginare questa crisi che la sta colpendo allora ha veramente fallito. Ma non la può superare solo con il rigore e l’austerity, o con gli investimenti. Sono delle impostazioni di regole e delle impostazioni di strategie comunitarie a dovere essere modificate. Ma per fare i cambiamenti od i miglioramenti ci vuole sempre il tempo necessario alla loro attuazione e metabolizzazione, come il frutto sull’albero per maturare. E l’Europa di tempo ne ha ben poco. Ma la speranza deve essere l’ultima a morire, quindi è giusto continuare a provare, seriamente e tutti insieme a livello europeo, a fare un discorso europeo.
Angela Pensword
Spagna Italia Europa 20 07 2012
Il Ministro del bilancio spagnolo ha dichiarato che “se la BCE non avesse comprato i titoli di Stato spagnoli la Spagna non avrebbe potuto pagare i servizi pubblici” (da fonti mediatiche). Questo fatto fa riflettere sulla gestione che gli Stati hanno nel rapporto interno tra spese, costi, servizi, investimenti, e produzione. Il fatto che noi Italia siamo, in Europa, in buona compagnia nell’affrontare le difficoltà di gestione insieme ad altri Stati, non è né confortante e né utile. Anzi è peggiorativo, perché più Stati forti fanno un insieme forte, e più Stati deboli formano un insieme debole. A parte il pericolo contagio con l’effetto domino. Comunque le crisi devono servire a migliorare, e per migliorare basta in futuro non rifare gli stessi errori del passato.
Angela Pensword
Angela Pensword
mercoledì 18 luglio 2012
Riflessioni 18/07/2012
Penso che i cittadini si dovrebbero sempre interessare alla politica e seguire anche se a distanza la gestione del Paese. Solo la crisi ha risvegliato in molti di noi la necessità di chiedere conto ai politici ed alla casse politica dell’operato della sua gestione, dello spreco di denaro pubblico, della mancanza di strategie valide, di che cosa stesse succedendo e del perché ci fossimo arenati. La colpa è anche nostra. Finché la barca va la si lasca andare, gozzovigliando e bevendo fregandosene del vento che potrebbe arrivare, o cessare, e di ciò che ci circonda. Dovremmo invece imparare a guardare l’intensità del vento, a cazzare la randa, a pretendere che i marinai stiano vigili al loro posto e facciano bene il proprio lavoro, a controllare l’andatura della barca. Ma anche questa è cultura, anche questa è educazione, anche questa è conoscenza e presa di coscienza, e anche questa è necessità. Delle volte la pigrizia (ed anche il troppo cibo per la classe politica e per la popolazione) porta all’inerzia che a sua volta porta ad adagiarsi, con il risultato dell’inattività della politica e della cecità della popolazione. Ma penso anche che l’importante è imparare dai propri errori.
Angela Pensword 18/07/2012
BERLUSCONI È RISCESO IN CAMPO
È notizia che Berlusconi è risceso in campo. In effetti il campo è bello arato, e qualunque seme ci si pianti potrebbe venire su bene. Ma non una pianta che ha dato già i suoi frutti amari ! Ha rispolverato Forza Italia, la parte migliore della sua esperienza politica. Ma ricambiare il nome del partito non vuole dire ritornare al passato, o a quel passato carico di speranza per il neo partito e per noi elettori. Poi si è rovinato ed adeguato all’andazzo generale della politica, facendo il brutto ed il cattivo tempo tra intrallazzi e leggi ad persona. Tra compromessi ed escort Berlusconi si è suicidato politicamente. E Forza Italia, poi Pdl, non facendo nulla di interessante per gestire il Paese e prepararlo alla crisi, pure. Il fatto è che non vi è un'altra figura di spicco capace di prendere le redini del Pdl, anzi Forza Italia, con carisma. Neanche l’alfiere Alfano. Per andare poi dove? Sempre a fare solo gli interessi di parte, come fanno tutte le parti politiche, senza un discorso costruttivo e leale? Abbiamo bisogno di un cambio di mentalità nel relazionarsi delle forze politiche. Basta intrighi, basta scorrettezze e sgambetti reciproci. Basta fare ostruzionismo puro e secco (opposizione) e basta non fare un confronto costruttivo con l’opposizione (maggioranza). Bisognerebbe avere più obiettività, più maturità, e più apertura mentale. Questo non vorrebbe dire non essere diversi nelle opinioni e nelle ideologie, ma vorrebbe dire un raffronto sereno e costruttivo nel rispetto reciproco e nel dialogo. Ed il dialogo presuppone l’ascolto reciproco e la reciproca possibilità di esprimersi. Questa è democrazia, non il prevalere dell’uno sull’altro od il contrastare dell’uno all’altro. Ma questa è anche maturità, e non so se ne siamo già politicamente capaci.
Bisogna anche dire che il Pdl molte cose non le ha potute fare nel proprio governo, e magari erano anche valide, bloccato da un ostruzionismo serrato. Questo è il limite del bipolarismo italiano. Come bisogna anche ricordare che la crisi italiana non è derivata dal governo Berlusconi ma da decenni di cattiva gestione politica miope ed in alcune parti corrotta. Il governo Berlusconi ha senz’altro la colpa di avere negato l’evidenza e di non averci preparato all’arrivo della crisi (oltre ad altre inefficienze). Ma bisogna anche porsi la domanda se invertendo le parti gli altri avrebbero saputo fare meglio. Ci sono errori italiani del passato (mancanza di giuste strategie) che necessitano di tempo per la loro riparazione. Inoltre la crisi fisiologica europea ci avrebbe comunque colpito, indipendentemente dal governo di quel periodo.
A parte queste considerazione Berlusconi ne ha combinate troppe tra cose fatte e cose non fatte. Bossi è stato allontanato dalla guida della Lega per molto meno (c’è da augurarsi che non voglia riesumarsi anche lui).
Ma Berlusconi ha deciso di rimontare a cavallo anche se ha dimostrato di non sapere cavalcare. È qualche giorno che si rivede spesso in televisione e che si sente nuovamente parlare di lui, lustrandone il viso come si farebbe per lustrare le scarpe. Perfino fido è ricomparso a difendere a spada tratta il suo cavaliere come farebbe Sir Lancillotto con Re Artù. Ma noi abbiamo bisogno di visi nuovi, e questo vale per tutta la politica, e non di visi imbellettati e mummificati. Soprattutto abbiamo bisogno di menti nuove, ed anche questo vale per tutta la classe politica. Solo qualcuno si sta meritando la fiducia dimostrando un comportamento maturo e coerente nel tempo.
Moody’s ha di certo sbagliato nel giudizio severo dato all’Italia recentemente nonostante l’impegno che ci stiamo mettendo. È stato certamente un giudizio inopportuno anche nel giorno nel quale è stato comunicato. Dipende dai punti di vista se inopportuno per l’Italia o se opportuno alla speculazione. Fortunatamente in quella occasione i mercati hanno retto bene. Ma a parte Moody’s l’incertezza economica e politica riguardante il prossimo futuro italiano è una realtà oggettiva. Confortante è ricordare che l’Italia è una Nazione di menti geniali e di artisti (non scordiamoci tutti i nomi nati nel corso della storia) e sapremo cavarcela anche in questa situazione.
Berlusconi ha la capacità di esagitare gli animi e di acuire lo scontro, la stessa capacità che ha avuto l’opposizione quando si è vista portare via l’osso. Lo scontro distruttivo è una caratteristica della politica italiana e del nostro bipolarismo. Ecco anche perché è necessario cambiare volti e teste. La prospettiva di una politica futura come la precedente, ingessata nel proprio immobilismo, nella mancanza di strategie nazionali, nelle consuetudini di interessata inerzia, e capace solo dello scontro tra le parti, non è una prospettiva rassicurante per gli osservatori europei ed internazionali. Ma il problema non è Berlusconi. È l’intera classe politica italiana che dovrebbe maturare come belle pere gialle sull’albero, ed invece rimane sempre indigesta.
Analizzando la situazione politica italiana prima di Monti il risultato è che tutta la classe politica italiana ha fallito nel recente passato e nei decenni precedenti nel modo di fare politica e nel modo di gestire il Paese. E noi cittadini ne siamo giustamente disgustati.
Pensare al dopo Monti con nuovamente Monti è prematuro ed improbabile. Sarebbe giusto tornare al voto ed all’espressione popolare. E sarebbe giusto tornare al voto dopo avere cambiato la legge elettorale in modo che il popolo possa veramente scegliere i politici e non subire i candidati. Anche la legge elettorale attuale non è democrazia perché la rappresentanza politica non è una vera scelta del popolo. Le riforme da fare in campo politico e costituzionale sono tante, ma i politici parlamentari continuano a fare orecchie da mercante, anche se più volte sollecitati dalla figura del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ecco che le cariatidi della politica non si dovrebbero ripresentare.
Angela Pensword
18/07/2012
Copyright © AngelaPensword
martedì 17 luglio 2012
MATRIMONIO GAY ?
Si è aperta nuovamente la discussione sul matrimonio tra esponenti dello stesso sesso. Matrimonio tra gay e matrimonio tra lesbiche. Come un’onda periodicamente ritorna e poi si frange sullo scoglio. Personalmente non ho nulla in contrario. Del resto l’amore è universale, e l’amore non è solo sesso, quindi l’amore presumo sia possibile tra persone anche dello stesso sesso. E perché non tutelarlo e regolamentarlo ? Anche se si può non condividere la scelta di vita essa andrebbe comunque rispettata. In molti Paesi è già una consuetudine l’unione civile tra coppie omosessuali. Anche loro dopo avere provato il matrimonio proveranno il divorzio. Per tutelare la coppia omosessuale è molto meglio una legiferazione come il matrimonio classico invece dell’abominevole proposta dei “dico”, che si prestava a truffe a danno di ignari conviventi. Era un ibrido per dare un contentino a chi voleva una regolamentazione al riguardo negando l’accaduto all’altra parte della società che era contraria. In pratica era un accontentare una fascia di elettorato senza perdere l’altro. La confusione e la contraddizione non potevano non essere presenti in quella proposta che fortunatamente non è stata approvata dato che di fatto esprimeva il “nulla” per come formulata. Sarebbe meglio ribaltare la formula del matrimonio civile direttamente sulle coppie omosessuali. In campo religioso non entro in merito dato che esiste la laicità dello Stato. Si deve certamente rispettare l’opinione della Chiesa al riguardo, e nello stesso modo la Chiesa dovrebbe rispettare la legiferazione statale (eventuale e futura). È una questione di competenze. Vuol dire che i matrimoni gay non si celebreranno in Chiesa ma avranno solo rito civile. Non sono i gusti privati od il colore della pelle a dare il valore di una persona, ma il comportamento personale e sociale più o meno criminoso della persona stessa. Quindi Il concetto è che il matrimonio gay non è un qualcosa che lede la salute mentale, psicologica o fisica di una persona, ma al contrario lo si potrebbe vedere come una tutela e regolamentazione di due persone.
17/07/2012
Angela Pensword
lunedì 16 luglio 2012
LA DOMANDA È UNA SOLA …
È vero che negli anni passati come gestione politica non è stato fatto niente, come strategie ed impostazione di crescita del Paese. Ma perché? Non vi è una scuola di pensiero? Quelli che dovrebbero essere gli obiettivi di uno Stato? Tutto troppo nell’immediato e vorace. Il boom economico è stato una cosa buona ed importante per l’Italia, derivato dalla necessità di ricostruzione del dopoguerra, oltre al merito di belle menti che hanno saputo ricostruire l’Italia. Ma l’Italia poi è andata avanti per forza di inerzia spinta con il vento in poppa da quell’iniziale folata di vento. Ora il vento non c’è più. E noi ci siamo (come era prevedibile) arenati sullo scoglio della crisi. Ma anche senza crisi internazionale ci saremmo comunque fermati (come lo siamo ora) colpiti da una calma piatta ed incapaci di accendere un motore di propulsione autonomo che, ovviamente, non abbiamo. Che cosa è stato fatto negli ultimi 40 anni come strategie agricole ed energetiche nel nostro Paese? Niente! Zero assoluto. Esattamente -273° sotto zero. Ed ora siamo oggetto di attenzione di predoni pirati che man mano ci spolperanno vivi, comprando parti di Italia e parti di società per azioni a partecipazione statale. Ma la colpa non è dei pirati, loro fanno solo il loro mestiere. La colpa è la nostra. Molte delle società statali, private, o municipalizzate, sono state (e sono tuttora) gestite male. Oltre alla mancanza di strategie e di ricerca per ciò che comporta la volontà statale (se non di facciata), vi sono stati anche la zavorra derivante da scambi di favori ed interessi, e l’inquinamento di settore, dovuto anche esso alla connivenza tra politica, qualche cos’altro, ed economia. Tralasciando il passato, ora la domanda da porsi è una sola: “Per il futuro cosa vogliamo fare?”
16/07/2012
Angela Pensword
Riflessioni europee 16 07 2012
È vero. Spero in un Europa forte e benefica per i Paesi che vi fanno parte. Ma mi sa che non sarà possibile la sua esistenza. Come in ogni grande famiglia allargata anche n Europa ci sono unità (Paesi) troppo diverse fra di loro, negli obiettivi e nelle capacità. In ogni Paese ci sono due comuni denominatori: chi vuole migliorare le problematiche interne al proprio Paese come impostazioni e strategie, anche indipendentemente dall’esistenza dell’Europa ma con l’inevitabile conseguenza di rendere possibile la sopravvivenza di una Europa forte fatta di Stati forti, e chi non ha alcuna intuizione a volere migliorare il proprio Paese, indipendentemente dall’Europa. Data la criticità dei problemi presenti all’interno dei singoli Stati, come impostazioni di strategie e come spreco di denaro pubblico (assorbito dalla politica, da costruzioni iniziate e mai portate a termine, da costruzioni finite e mai inaugurate, da sovvenzionamenti fasulli, da ruberie e da molto altro ancora, ma non dalla distribuzione dei servizi sul territorio che di certo devono anche funzionare bene), è prioritario prima risolvere i problemi interni al Paese, e secondario, ossia subordinato al prioritario, l’accanimento terapeutico sull’Europa stessa (a parte modifiche necessarie come quelle anti-speculative) e sui singoli Paesi per il pareggio di bilancio (comunque importante perché evidenza di una buona gestione, ma non solo a tirare la cinghia senza sviluppo). Del resto: che cosa risparmiamo se non produciamo? E siamo in grado di migliorare come Paese, per formare una Europa più forte? E se noi lo fossimo, gli altri Stati in difficoltà lo sono? Che cosa intende Angela Merkel per rigore e virtuosismo?
16/07/2012
Angela Pensword
martedì 10 luglio 2012
RISPOSTA A CARLO LEO al suo commento su CRISI EUROPEA E NAZIONALE Riflessioni del 18 05 2012
Mi rendo conto di vedere sempre il lato positivo delle cose, e di sperare che le cose siano risolvibili. Mi scusi, ma io non posso (e non voglio) smettere di sperare in un futuro migliore. Il concetto è questo: non dico che in Europa non vi siano cose da migliorare, ma dico che vanno migliorate.
Il miglioramento corrisponde all’evoluzione (al contrario dell’involuzione), e l’evoluzione porta all’avanzamento Evolversi vuole dire considerare cose che prima non si consideravano, vedere cose che prima non si vedevano o che non si volevano vedere, o che semplicemente non erano presenti. Del resto la realtà cambia nel tempo, e l’evoluzione segue la realtà.
In passato, quando l’Europa era nell’ipofisi delle menti pensanti e lungimiranti di chi la immaginava ed impostava, non erano certo prevedibili i “prodotti derivati” o il grado di speculazione finanziaria e bancaria dei giorni nostri, espressione di economia esagerata che supera spesso i limiti della decenza. Visti i problemi che una dannosa speculazione sul piano europeo può portare, è giusto ora trovarne la soluzione. Ecco quindi la proposta dello scudo europeo antispread. Le regole contrarie ad una dannosa speculazione andrebbero fatte a tutti i livelli speculativi bancari, anche nazionali. Del resto, dove non arriva l’etica bancaria e finanziaria devono arrivare le regole, in quanto esse servono apposta. Ma le regole sono fatte dagli uomini, gestiti a loro volta da interessi contrastanti. In ogni caso i miglioramenti necessitano di tempo per la loro realizzazione, e purtroppo talvolta l’uomo non li vuole fare anche quando è necessario farli.
È ovvio che come Lei io non approvi il fatto che “una banca centrale europea vende il denaro alle banche private all’1% che lo rivendono agli Stati al 4/5%”. Personalmente farei pagare le banche internazionali e nazionali per tutti i casini che hanno combinato con la loro esagerata speculazione e con la legalizzazione del gioco d’azzardo (prodotti derivati). Metterei una regolamentazione maggiore su ciò che etico e su ciò che non lo è da un punto di vista bancario e finanziario, e riporterei le banche alla loro originale funzione che non era unicamente quella speculativa (degenerazione della mentalità umana). E perché, in questo particolare caso di criticità, la Banca Europea non sovvenziona direttamente all’1% i vari Stati quando vi è necessità senza passare dalle banche private (che è ciò che capiterà con l’attuazione dello scudo europeo antispread), o non fissa un tetto massimo al 1,5% al quale le banche debbano e possano rigirare il denaro agli Stati? È ovvio che ciò che fanno le banche ed il potere bancario e speculativo non c’entri nulla con il pareggio di bilancio o con il virtuosismo dei bilanci.
Ma il virtuosismo di bilancio (escluso ciò che riguarda le banche) è importante perché sarebbe espressione di una buon gestione dello Stato, di uno Stato che investe nell’energia alternativa con proiezione di autosufficienza (meno costi futuri e quindi più pareggio), che potenzia e sviluppa le proprie capacità e qualità agricole (più ricchezza individuale e nazionale e più pareggio di bilancio, se non surplus). Noi in Italia ci troviamo dopo anni nei quali non è stato fatto nulla di tutto questo, ma si è avuta solo una mentalità economica vorace ed una mentalità politica e di impostazione di strategie ugualmente vorace. Ma questo si può cambiare nel futuro (si spera).
Del resto le crisi servono a migliorare, e questa è la valenza positiva delle crisi stesse. Ci sono mentalità e consuetudini, anche a livello europeo, che dovranno cambiare. È l’Europa nella sua competenza che deve decidere cosa e come fare, ed in che direzione andare.
Concordo sul fatto che l’Europa è troppo vincolante in alcuni parametri per gli Stati membri. Mi riferisco esattamente e personalmente alle quote di produzione prestabilite a livello europeo. Penso che esse andrebbero totalmente abolite, in quanto antieconomiche ed antieuropee. Le giudico repressive al salutare sviluppo dei singoli Stati, ed in contrasto con quanto volevano i padri fondatori della Europa che immaginavano l’Europa come un unione forte, un luogo nel quale gli Stati avrebbero sviluppato e potenziato (e questo rientra molto nella politica interna di uno Stato) le loro doti e qualità in una forma di protezione tra di loro verso il mercato esterno, e non di repressione tra loro. Quindi il nazionalismo sano non è in antitesi all’Europa. È ovvio che poi il Parlamento Europeo e tutte le altre istituzioni europee hanno la funzione di gestione europea.
Nonostante i problemi europei e nazionali, credo nell’euro e nell’Europa come espressione di buona potenzialità politica ed economica. Credo fortemente in un’Europa forte e vera, che sia la forza degli Stati che la compongono, nella quale si attuino le giuste strategie per proseguire il cammino dell’uomo verso un mondo ed un futuro migliore, nella quale i singoli Stati facciano le giuste modifiche nel loro interno, ed insieme a livello europeo.
Anche se vi fossero, come da Lei esposto, alcuni semi antieuropei come impostazioni, regole, o difetti di fabbrica, o scelte successive sbagliate rispetto all’iniziale idea di Europa, essi sono modificabili ed eliminabili. Perché limitarsi ad evidenziare i problemi senza pensare a trovarne anche la soluzione? Perché non essere propositivi e costruttivi su di un grande progetto realizzato ed in evoluzione come l’Unione Europea? Perché non pensare che sia possibile apportare le giuste eventuali modifiche in campo europeo invece che andare contro l'euro? In che cosa si potrebbe migliorare e come?
Mi piacerebbe iniziare con Lei una discussione costruttiva (ne sarei onorata e certamente imparerei qualcosa) sulle varie problematiche europee (una per volta). Per questo Le chiedo di dirmi una sola cosa (per ora) che Lei desidererebbe cambiare nell’impostazione europea, spiegandone il perché ed il modo. Le chiedo anche se condivide la mia convinzione che prestabilire le quote di produttività dei vari Stati europei sia dannoso per gli Stati e per l’Europa (non so se sono in previsione dei cambiamenti), e se tornare ad una forma di protezionismo su alcuni prodotti extraeuropei (oltre che sviluppare i nostri) possa avere in questo periodo storico di crisi una nuova valenza positiva per la produttività italiana ed europea.
Angela Pensword
sabato 7 luglio 2012
IL FUTURO DELL’UOMO
L’uomo è ignavo e pigro. Ciò vuole dire anche che se qualcuno si comporta male, nella vita o nell’abuso del suo potere, questo qualcuno continuerà a farlo fino a che gli sarà permesso. L’uomo migliora solo quando è costretto a farlo, quando è necessario, quando impara dai propri errori per la sopravvivenza, e nei rari casi nei quali è insito nell’uomo la ricerca del bello e del giusto e la sua espressione.
Certo l’educazione e la cultura formano l’uomo, come la società oltre ad essere formata da individui, forma gli individui stessi attraverso l’espressione, le regole, le informazioni collettive. Società repressive tendono a non far esprimere la creatività ed anche la positività dell’essere umano. Società troppo permissive tendono a esprimere troppo. Entrambe possono far esprimere ciò che è sbagliato e reprimere ciò che è giusto. In realtà ciò che va represso è l’espressione negativa dell’uomo. Non bisogna limitarsi a curare l’effetto con nuove carceri, nuove regole, ed altro. È la società nel suo insieme che deve migliorare.
Nel futuro? L’uomo deve imparare a pensare!
Nel corso della storia, anzi dal paleolitico e prima fino al nostro tempo, l’uomo ha imparato ad usare le mani e a crearsi dei mezzi (che poi spesso ha usato male). L’evoluzione dell’uomo da adesso in poi deve essere maggiormente mentale e civile, e culturale. Bisogna prendere in considerazioni altri valori, come l’importanza di vivere in simbiosi armonia ed equilibrio con l’ambiente la terra e la natura, imparando e somatizzando che altrimenti la terra si ribella, e noi ci autodistruggiamo. Infatti attualmente noi siamo i parassiti della terra: deforestazioni, costruzioni selvagge in luoghi pericolosi per l’uomo e dannosi per l’ecosistema, estrazioni dal sottosuolo indiscriminata di idrocarburi, inquinamento marino aereo e terreste, discariche abusive, non riciclaggio della immondizia, inquinamento elettromagnetico.
Un’economia che produce prodotti in continuazione e che spinge ad acquistare in continuazione crea di conseguenza milioni di tonnellate di usato in un susseguirsi sfrenato di consumismo tecnologico. La crisi ci insegnerà (altro lato positivo) a dare più valore al denaro stesso. È notizia di questi giorni che mentre prima quando vi era l’uscita di un nuovo prodotto alla moda o dell’ultimo telefonino in quel negozio vi era la fila dalla mattina, ora quei negozi in fase di presentazione della novità sono quasi vuoti.
Il mondo, da molto e da sempre, è un caos che non ha ancora trovato il suo ordine!
È sperabile e prevedibile che, nel corso della sua evoluzione futura, l’uomo si evolva nella giusta direzione.
Angela Pensword (20/06/2012)
Tempi dei processi, certezza della pena, e “giustizia lasca”
Una cosa importante da assicurare, in questa nostra società che attualmente ha espressioni preoccupanti ed incivili in ogni ambito e non solo nella stanza dei bottoni, è la certezza della pena. Questo non vale solo nell’ambito lavorativo e di vita dei semplici cittadini, ma anche negli ambiti istituzionali, politici, e di settore. La magistratura e le forze dell’ordine fanno una fatica pazzesca a stare dietro ai problemi ed ai crimini della società, per vedere poi il criminale catturato uscire dopo il fermo, non andare per niente in carcere, o non essere processato per decadenza dei termini (oltre che per decadenza della giustizia). Passano anni prima di vedere tutelati i propri diritti. E nel caso di abusi e di persecuzioni, nonostante le denuncie non sempre le vittime riescono ad essere sufficientemente protette. La durata dei processi è infinita. Le carceri sono strapiene e non vi è posto per i nuovi arrivati, e bisogna ricordare, giustamente, che anche i detenuti hanno diritto e bisogno di condizioni di detenzione migliori. Molte frange della società sono allo sbando, e si creano situazioni di pericolo. I criminali ed i truffatori hanno un habitat favorevole alla loro vita. Addirittura molti criminali vengono nel nostro Paese Italia perché qui da noi la giustizia è molto più “lasca” che da loro. Ecco perché la certezza della pena ed anche la certezza di tempi immediati per la realizzazione di essa sono un deterrente contro i cattivi comportamenti.
Angela Pensword
Miglioramento della società: uomo
Per migliorare la società bisogna prima migliorare l’uomo. (Angela Pensword)
Società: Equazione
Società: singoli individui nella loro collettività. Umanità: società globale. (05/07/2012 Angela Pensword)
giovedì 5 luglio 2012
Società: ci vorrebbe più correttezza.
Noi cittadini dovremmo riflettere su di una cosa: se un ospedale compra le siringhe a 10 volte più del loro costo è perché qualcuno le vende e qualcuno le compra. E costoro non sono certo politici! Quindi ci vorrebbe più correttezza nella società stessa. Ma anche questa è pura utopia!
mercoledì 4 luglio 2012
Spending review: si aprono le danze
Per evitare l’aumento dell’iva ipotizzato per ‘autunno prossimo il Governo deve recuperare dal fondo del barile Italia oltre 4 MLD di euro. Per fare ciò, e per ristrutturare alcuni ambiti (saranno quelli giusti?), si apriranno le danze della spending review. Il 03/07/2012 si è svolto a Palazzo Chigi l’incontro tra il Governo,csindacati ed enti locali. Al termine di tale incontro le parti sociali non si sono dette contente del contenuto del progetto spending review, sia per il contenuto stesso, e sia per la mancanza di adeguati approfondimenti in alcuni aspetti del programma. Il segretario Angeletti della UIL descrive preoccupazione per le modalità dei tagli nella pubblica amministrazione, e come Bonanni della CISL non esclude la possibilità di uno sciopero generale. Il segretario della CGIL sig.ra Camusso definisce il Governo “reticente e criptico” nella espressione dei contenuti e delle modalità operative. Più che altro vi è la preoccupazione che non vi sia margine di trattabilità con le decisioni che prenderà il Governo. Comunque si aspetta di vedere più nel dettaglio l’impostazione dei tagli in programma. Le forze politiche in parte espongono commenti negativi o critici. Bersani fa una importante considerazione riguardo la necessità di attuare una ristrutturazione delle spese ma senza sacrificare i servizi ed il sociale. Monti si vede speranzoso riguardo la possibilità di superare resistenze e dubbi e di trovare un accordo.
Ciò che preoccupa le parti sociali, gli enti locali, esponenti di settore, e parti politiche, relativamente alla spending review programmata dal Governo tecnico Monti sono fondamentalmente due aspetti. Il primo disappunto riguarda i “tagli lineari”, ossia i tagli che verranno effettuati nei settori di riferimento. Il Governo ha assicurato che non saranno lineari ma selettivi. In effetti tagliare indiscriminatamente senza un criterio di selezione di giudizio o di merito sarebbe controproducente oltre che inutile. Il secondo riguarda l’inevitabile “perdita percentuale di servizi”per i cittadini, causata proprio da tagli indiscriminati. Il Governo ha assicurato che è in programma solo il taglio degli sprechi e non quello dei servizi. Ma non si vede come ciò possa essere possibile dato che la spending review nel taglio della sanità prevede la chiusura di quasi 216 piccoli ospedali, alcuni dei quali appena finiti di ristrutturare o di costruire, idem per ciò che riguarda diversi piccoli tribunali, con spreco quindi di denaro pubblico già utilizzato. Converrebbe metterli in funzione e garantire un servizio migliore e più capillare sul territorio ai cittadini, che non dovrebbero girare per le strade per raggiungere il luogo di destinazione, magari con un’appendicite divenuta peritonite. Questo tipo di tagli è contrario a ciò che rientra nella definizione di un buon servizio esteso a tutti i cittadini. Certo, i servizi ci devono stare, e devono funzionare bene, e su questo non si discute. E su questo secondo aspetto che andrebbero fatti controlli e richieste adesioni a costi standard. Ma anche i controlli sulla qualità dei servizi costano, ed ora non abbiamo i soldi nemmeno per piangere. Quindi, contrariamente a ciò che il Governo dice, la chiusura dei piccoli ospedali corrisponde ad un taglio dei servizi.
Angela Pensword 04/07/2012
Copyright © AngelaPensword
Spending review: sorriso amaro
Ciò che fa sorridere è che coloro che si permettono di criticare la spending review (per alcuni aspetti anche criticabile od incompleta) sono coloro che hanno contribuito come forze politiche in passato tra maggioranza ed opposizione ad una cattiva gestione dei costi della politica, delle spese, e del bilancio statale, e non hanno impostato una valida strategia economica, energetica ed agricola a tutela della produzione e della salute del nostro Paese.
Angela Pensword 04/07/2012
Spending review: conflitto tra obiettivo e metodo
Ciò che ha esposto Monti relativamente alla spending review nell’intervento pomeridiano del 03/07/2012 al Senato è molto bello nel complesso, ma alcune cose da lui esposte sono in contrasto con ciò che il Governo Monti sta facendo e programmando. Il Governo assicura che non si tratta di un’altra manovra ma di una riorganizzazione delle spese (fino a qua ci possiamo stare) senza tagliare i servizi (qui invece non corrisponde). Come precedentemente esposto la chiusura dei 216 piccoli ospedali nel settore sanità, senza considerare quelli già chiusi negli anni precedenti, corrisponde ad un taglio dei servizi, su di un argomento estremamente delicato come la salute umana. Altri tagli riguarderanno i piccoli tribunali e le questure. Personalmente incrementerei le forze dell’ordine e le caserme, dato l’aumento dilagante della criminalità nelle grandi città. Quindi altri servizi tagliati. Per concetto ed obiettivo uno Stato deve garantire l’esistenza dei servizi ai cittadini, come i cittadini devono osservare le leggi dello Stato. È forse un problema di soldi? Un’altra frase che mi è rimasta attaccata alle orecchie è quella espressa da Monti di potenziare il potenziale del nostro Paese: ma per potenziare il nostro Paese bisognerebbe intanto abbassare subito il costo dei carburanti ed i costi di produzione energetica. Essi costituiscono la base dei costi di produzione. Invece da noi la benzina non fa che aumentare (tranne eccezionalmente negli ultimi giorni per il discorso domanda offerta) e le bollette pure. Anzi di queste ultime sono previsti ulteriori aumenti. L’unico costo di produzione che da noi si abbatte è il costo del personale, finalità già in vigore da prima del Governo Monti. Non che non vi fosse e non vi sia la necessità di una ristrutturazione negli organigrammi statali e delle società satelliti, e del lavoro in genere, ma fare solo questo tipo di riforme senza agire anche e principalmente come entità sul costo dei carburanti e sui costi energetici, è come uscire con la cravatta ma senza i pantaloni. Bisogna anche dire che le strategie al riguardo nei decenni scorsi sono andate in senso contrario, e che per invertire la rotta, quindi per arrivare ad una maggiore e quasi totale indipendenza energetica e di trasporto all’interno del nostro Paese, sviluppando caratteristiche e nuove idee, occorre del tempo.
Ora sorge una importante domanda senza togliere niente a ciò che di buono ha fatto il Governo Monti, a ciò che sta facendo, ed a ciò che farà, … ed anche a ciò che dovrebbe fare: se attuare una politica virtuosa di risanamento del bilancio in questo momento porta a tagli sui servizi (e quindi non solo tagli agli sprechi), ad una mancanza di investimenti sui servizi stessi, alla impossibilità di investire nelle energie alternative ecologiche e di impostare una giusta strategia energetica al riguardo, e l’impossibilità di attuare da subito iniziative volte all’abbassamento dei carburanti e delle bollette perché ciò costituirebbe meno entrate per uno stato che sta già razzolando il fondo, allora non converrebbe mettere da parte (entro un certo margine di sicurezza sempre ovviamente) il pareggio di bilancio e focalizzarsi sugli investimenti e sulla possibilità di risparmio delle famiglie e di produzione delle imprese? Avremo certo una minore entrata statale adesso, ma ciò che perdiamo ora sarà recuperato da ciò che risparmieremo domani. In effetti questo era il programma della politica dei decenni passati e la finalità dei debiti degli Stati (doveva essere), ma evidentemente si è sbagliato qualche cosa. Questo per dire che il comportamento, le strategie, le prassi, la mentalità, le regole, sono importanti per ottenere un risultato. In pratica vi è stata in passato una cattiva gestione delle spese (ed anche per questo è necessaria la spending review), una non politica di rigore di bilancio, una mentalità strategica non lungimirante, troppi interessi personali e connivenze, poca trasparenza, la politica ingessata nei suoi schemi ed intrallazzi, ed altro ancora. Ora non è più permesso perseverare negli errori, soprattutto politici di gestione. Ma se il pareggio di bilancio è una cosa importante, e lo è in quanto espressione di una giusta gestione, e serve però anche sviluppare e creare le condizioni di produzione come si può fare? I soldi si possono prendere anche da altre parti e non solo sempre dalla stessa, a scapito dei cittadini e tagliando i servizi. Intanto, e prima di tutto, dai costi della politica. Questo dovrebbe essere il primo punto della spending review e non la terza fase (sperando che ci si arrivi a farlo). Stiamo ancora aspettando la riforma elettorale, la riduzione dei parlamentari, e delle nuove regole di compilazione e trasparenza nella tenuta dei bilanci dei partiti. Dopo l’exploit del dimezzamento del sovvenzionamento pubblico ai partiti (la Commissione Affari Costituzionali ha approvato ieri 03/07/2012 il ddl in materia, con la destinazione della metà della quota di luglio alle regioni terremotate, buona iniziativa), i partiti hanno perso l’entusiasmo nel procedere con le altre riforme del loro settore, forse sperando in elezioni anticipate. Un altro settore che dovrebbe pagare per i guai combinati e quello bancario e finanziario. Anche qui si potrebbero prendere interessanti e benefiche iniziative (a cominciare dall’annullare i contratti sui prodotti derivati). Solo dopo si potrebbero tagliare i servizi, oltre che prima una giusta riorganizzazione del servizio. È possibile mettere le priorità nel giusto ordine?
Un’altra importante domanda sulla quale si spera una risposta positiva: ma l’Italia, la classe politica, la classe bancaria, la classe economica, i semplici cittadini, la classe finanziaria, si è accorta degli errori commessi? Ha capito dove ha sbagliato nella buona gestione di una Nazione? Penso in parte di si. Poi certamente c’è qualcuno che non capirà. Ma se qualcuno non capisce per dolo o per incapacità, o per comodità, allora dovrebbe essere gentilmente accompagnato alla porta, e cambiare mestiere. Prima alcune cose si potevano non sapere, o ci si poteva non pensare, per inerzia per convenienza o per incapacità, ora non è più permesso non saperle. Ora non è più permesso alla classe politica di avere atteggiamenti immaturi, di non prendersi le proprie responsabilità pregresse, e di non fare un buon lavoro nel futuro. L’avranno capito? Hanno pochi mesi per dimostrarlo.
Angela Pensword 04/07/2012
Copyright © AngelaPensword
IL POTENZIALE DI UN PAESE ED IL FUTURO
Il potenziale di un Paese non si sviluppa sfruttando le persone e le risorse, ma coltivando e proteggendo le ricchezze, le potenzialità, le caratteristiche e le predisposizioni del Paese stesso. Faccio un esempio: Se un giovane ragazzo ha un fisico da atleta e per potenzialità potrebbe arrivare alle Olimpiadi ed il suo allenatore gli fa fare degli allenamenti troppo pesanti e stressanti (sfruttamento) al giovane gli si rovineranno i tendini a lungo andare, o sarà soggetto a qualche incidente per sovraffaticamento. Gli allenamenti devono essere invece equilibrati costruttivi e produttivi, e non esagerati. Questo esempio può essere portato anche sulla natura. Troppo spesso capita che per sfruttare una risorsa naturale o produttiva si fa un danno ad un ecosistema od un altro settore ed ambiente vicino o collegato. E quel danno lo pagheranno le prossime generazioni o chi ne subisce l’immediato effetto. Lo sfruttamento economico ha espressione anche nella esasperazione dei cicli produttivi. Il termine “sfruttamento”, diverso dal termine “utilizzo”, è espressione di una mentalità economica contemporanea errata.
Faccio un altro esempio: Se a quel giovane, anche se ben allenato, viene preferito a livello nazionale un altro giovane di pari livello e qualità ma straniero perché costa di meno o perché presentato da qualcuno, ed il primo giovane viene tenuto in panchina, al primo giovane si spegneranno man mano le potenzialità e la carriera. Non è stato sviluppato e tutelato il potenziale del giovane. Lo stesso riguarda i prodotti interni nazionali, agricoli, energetici, di abbigliamento, ed altri. Con tutta la potenzialità del nostro territorio geografico stiamo arrivando alla realtà di non produrre quasi niente nel nostro interno ma di mangiare moltissime cose prodotte all’estero. La strategia di politica agricola attuata finora è stata una strategia sbagliata in quanto non ha né sviluppato e né tutelato la produttività italiana. Sviluppare vuole dire mettere dell’humus, del concime, coltivare, e non solo da un punto di vista etimologico del termine ma anche da un punto di vista economico di settore. Parlo di concimi economici, ossia creare le condizioni favorevoli alla produzione ed alla possibilità di lavoro da parte degli operatori dando loro la possibilità di sostenere i costi di produzione. Questo sempre garantendo la qualità del prodotto e la qualità di vita degli operatori del settore. Inoltre gli operatori di settore andrebbero sempre interpellati nella gestione per conoscere le problematiche pregresse, presenti, e future. Proteggere non vuole dire solo il “protezionismo” dai prodotti dall’estero, in taluni casi necessario, ma corrisponde molto in questo caso al verbo “sviluppare” riferito alla produzione. Lo sviluppo sano di un settore corrisponde alla protezione del settore stesso.
La produzione di un Paese è strettamente legata ai costi energetici in quanto essi rientrano nei costi di produzione. Quindi per potenziare le potenzialità del nostro Paese dovremmo abbassare i costi energetici ! Ma gli unici costi di produzione che si abbassano in Italia sono i costi del personale, superando talvolta anche il confine tra ottimizzazione e sfruttamento. (Il lavoratore è ovvio che ha il dovere di lavorare bene e seriamente e di garantire una professionalità per mantenere un posto di lavoro, ma tra i suoi diritti vi è quello di potere lavorare con equilibrio). Mentre le bollette salgono sempre di più, aumento legato ad una esasperazione della mentalità di guadagno e ad un mentalità sbagliata pregressa di gestione programmatica. Personalmente sono contraria al nucleare per più di un motivo, e continuerò ad esserlo, ma oltre al nucleare vi sono molte energie alternative ecologiche da incrementare, alcune delle quali volutamente tenute nascoste o non sviluppate. Solo ultimamente si dà spazio alle energie alternative, ora che vi è la possibilità di un guadagno, magari privato di pochi e non collettivo. Se fossimo stati più indipendenti da un punto di vista energetico, avremmo subito la crisi in questo modo o saremmo stati più forti nell’impattarla? La prossima energia spero sarà ecosostenibile e di basso costo, se non proprio gratuita. Ma le società che gestiscono l’energia e gli idrocarburi, ed i petrolieri arabi, permetterebbero questo grande passo avanti ecologico e di civiltà, contrario ad interessi personali e di spa? Rinuncerebbero a guadagni sicuri per un guadagno collettivo che avrebbe in quanto tale un risvolto positivo economico nazionale? Meno costi energetici, meno costi nelle bollette, più ricchezza, meno costi di produzione. È stata attuata una buona politica energetica nazionale nel nostro Paese? O sono state tenute nel cassetto importanti scoperte o sviluppate solo per facciata? Questo capita quando l’economia ha potere decisionale nella gestione di un Paese, o meglio quando economie private e cattive gestioni politiche e connivenze tra le due gestiscono in modo miope un Paese. Così a forza di stare in panchina i nostri muscoli sono flaccidi. Anche questa mentalità di impostazione energetica dovrà cambiare nel futuro.
Le interferenze dell’economia nella politica sono dannose quando superano un certo equilibrio. Come sono dannose prassi consolidate di cattive abitudini. Quindi un buon comportamento, una buona gestione politica, e maggiori regole nel settore bancario e finanziario europeo oltre che nazionale sono fondamentali per uno sviluppo delle potenzialità di un Paese e dell’Europa di cui siamo parte.
Quello che va creato sono le condizioni per la produzione, in base a determinati equilibri e valori (senza sfruttamento e senza inquinamento).
In definitiva, in futuro: equilibrio e sviluppo devono andare di pari passo. L’esasperazione del risultato è un boomerang economico oltre che uno sbaglio di impostazione di vita ed un non equilibrio. Per quanto riguarda la mancanza di strategie politiche lungimiranti da un punto di vista agricolo, energetico, sociale (istruzione), ed economico, dovremo imparare ad indossare un bel paio di occhiali. Regole ed impostazioni politiche, economiche, bancarie e finanziarie, andranno modificate ed attuate per migliorare comportamenti errati e per arginare difetti umani.
Ma per cambiare mentalità ed impostazione di strategie ci vuole un po’ di tempo, ed il nostro time-out, come quello europeo, corre veloce.
Angela Pensword 04/07/2012
Copyright © AngelaPensword
martedì 3 luglio 2012
Spending review
Questa settimana nasce all’insegna della spending review. Ma se non si sbloccano i veti sullo scudo anti-spread a nulla varrà, per la stabilità europea, il buon senso ed il senso di responsabilità (eventuale) delle forze politiche italiane. 03/07/2012
Iscriviti a:
Post (Atom)